26 Febbraio 2024 | Rivisto a Luglio 2024

Workshop con abitanti ed amministratori locali, Tramonti di Sotto, 2023
Esattamente cinque anni fa, la mattina del 26 febbraio 2019, ho chiuso la porta del mio appartamento in Soldiner Strasse, a Berlino. E con quella porta chiusa è finita anche la mia avventura tedesca e la mia carriera in agenzia. Avevo tre obiettivi: vivere tra le montagne italiane, costruire una nuova famiglia e ricominciare da zero con il design.
Oggi ho raggiunto tutti e tre gli obiettivi, ma soprattutto mi sento fedele a me stessa e -evviva- moderatamente felice. Innanzitutto, devo elogiare la frugalità: ridurre le marce, essere avara, chiamala come vuoi. La riduzione dei costi è andata di pari passo con una migliore qualità della vita: cibo per l’orto, più attività all’aperto, meno distrazioni digitali; ma soprattutto, mi ha permesso di lavorare meno e di scegliere impegni più adatti. Nel tempo che mi resta, mi sono goduta mio figlio in un ambiente naturale e ho avuto la libertà di esplorare come il design potesse aiutare comunità e luoghi sottovalutati, come quello in cui vivo, a prosperare.
In questi anni, ho avviato un esperimento partecipativo a lungo termine nei comuni limitrofi e ho co-fondato un’organizzazione no-profit iper-locale. Sforzi che non solo mi hanno aiutato a saperne di più su questa terra, ma si sono rivelati determinanti nello sviluppo di nuovi approcci progettuali, strumenti… e clienti e progetti locali, leggermente diversi.
Un esempio è il circolo di studio sulle trasformazioni del paesaggio e della comunità a cui sto lavorando per l’ecomuseo delle Dolomiti Friulane. Simile ma estremamente diverso dal design mainstream che faccio. Oh, e tremendamente più gratificante. Lavori come questo si basano sulla ricerca generativa, hanno un impatto positivo sui luoghi e sulle persone con cui ti relazioni profondamente e, soprattutto, non mirano a generare profitto a tutti i costi. Indovina un po’, è pur sempre design – a mio modesto parere, al suo meglio. Soprattutto oggi, quando l’industria sembra sempre più arrogante, superficiale, elitaria e tecnologica – nonostante le stronzate su inclusività e sostenibilità di cui riempiono il loro posizionamento.
Tornando ai miei cinque anni qui e all’esperienza diretta dei problemi di questi territori fragili: avendo visto i risultati positivi di approcci collettivi, dal basso e multidisciplinari, mi sono profondamente convinto che tali caratteristiche siano essenziali per innescare il cambiamento dove nessuno scommetterebbe che possa accadere. È anche per questo che, dopo lunghe conversazioni con un gruppo di architetti, paesaggisti, ed esperti di previsione strategica (che vivono o sono innamorati delle zone meno esclusive del nostro Paese), abbiamo deciso di lanciare uno studio che lavori su soluzioni tattiche per i territori montani e rurali italiani.
L’idea è quella di fornire ricerca immersiva, progettazione partecipata e prototipazione rapida a contesti sottovalutati: una risposta immediata al necessario cambiamento strategico di lungo periodo, una serie di semplici azioni oggi che costruiscano speranza per il domani.
Prima o poi, che sia un successo o un fallimento, condividerò maggiori dettagli.